Disabilità e lavoro: una storia di successo, di Barbara Roffinengo

Quando è arrivato alla reception del nostro ente indossava un giubbotto nero in pelle e un casco integrale. Era stato preso in carico sul Fondo Regionale Disabili Piemonte e doveva iniziare con me un percorso di orientamento che gli permettesse di inserirsi nuovamente nel mondo del lavoro.

Era in anticipo, una caratteristica che ho poi imparato essere “strutturale”, insieme alla precisione; quindi, entrambe sono state successivamente inserite nelle “soft skill” del suo cv. Le altre caratteristiche di Francesco (così chiamerò questo utente) sono una riservatezza estrema che gli permetteva di isolarsi anche nella realtà caotica del nostro ufficio, pur rimanendo sempre attento a quello che succedeva intorno a lui. E la curiosità, che manifestava cercando di andare sempre un po’ più in là del conosciuto, della sua area di confort. Era il suo primo appuntamento al laboratorio di orientamento specialistico dedicato alle categorie protette ed io stavo aspettando gli altri partecipanti della classe.

Ecco, ogni volta che inizia questo percorso, mi tremano sempre un po’ i polsi. So che mi troverò ad affrontare storie di dolori, di grandi disillusioni, di fatiche, di poco riconoscimento da parte della società, ma anche il poco valore e la frustrazione, e il mio iniziale sentimento è sempre l’inadeguatezza. Chi sono io per addentrarmi in queste vite? Ho imparato che le sole tecniche non bastano, che è importante avere un cv ben fatto, che parli di queste persone, che li rappresenti, ma per arrivare ad ottenere questo è fondamentale che ciascuno si riappropri della propria storia, che ripercorra tutti gli avvenimenti positivi e negativi che l’hanno portato lì dov’è ora. Che si imparino a chiamare per nome i valori che sono stati di sostegno nella loro vita, i punti fermi e le risorse a cui hanno saputo attingere.

Quando succede che si riesce ad arrivare a questa profondità allora il lavoro diventa fertile e se ne stupiscono anche i partecipanti dei laboratori, soprattutto quando li sollecito a ricostruire la loro storia partendo, dai ricordi più lontani, al fine di permettere loro di riappropriarsi e sintonizzarsi con le proprie risorse, capacità e aspettative. Osservando il percorso compiuto i partecipanti sono aiutati a riconoscere lo stile personale, a quali bisogni hanno risposto, in che modo hanno preso le decisioni nella loro vita oppure, se non hanno scelto, chi o cosa ha scelto per loro.

Così è stato con Francesco, lui si è fidato ed insieme abbiamo fatto un percorso che ci ha portato a guardare in faccia il suo passato, a chiamare per nome le sue paure. Abbiamo ridato la giusta dignità al suo lavoro, quello di programmatore informatico, dal quale era “scappato”, vittima delle circostanze e del suo passato, ma al quale desiderava riavvicinarsi perché sentiva essere l’unico lavoro adeguato, che gli dava soddisfazioni. Ho rispettato i suoi tempi e lui si è totalmente coinvolto negli esercizi proposti con il gruppo.

Questo coinvolgimento attivo e attento ha permesso a tutti i partecipanti di vedere in azione le proprie competenze trasversali, le soft skill appunto, in un contesto totalmente informale e la scoperta più importante fatta da loro durante questo percorso è che mettere insieme più teste e più esperienze fornisce all’individuo molte delle informazioni di cui ha bisogno per riorientarsi e rimotivarsi.

A questo punto ci siamo trovati con del nuovo materiale da utilizzare per aggiornare, modificare o solo completare i cv che ciascuno aveva già, siamo stati capaci di affrontare delle simulazioni di colloquio senza imbarazzarci dopo le prime parole perché alla domanda: “Mi parli di lei”, avevamo da attingere ad un più ricco repertorio, frutto di una nuova consapevolezza.

E Francesco? Beh, lui, 48 anni appena compiuti, ha aggiornato il suo cv inoltrandolo ad una grande azienda leader nel mondo dell’I.T. Ha passato una prima selezione tecnica e sostenuto un colloquio con il responsabile delle risorse umane dove ha saputo raccontare di sé, anche del suo lato più oscuro. Ha ottenuto una proposta di contratto a tempo indeterminato, con la possibilità di avere il supporto di un tutoraggio che ne monitori l’inserimento lavorativo e lo aiuti a superare possibili future difficoltà. Ed è felice…me lo ha scritto.