
Con il “Decreto Valditara” l’orientamento entra finalmente nella scuola.
A dire il vero a parlare di orientamento nella scuola ci avevano già pensato Leggi e Programmi ministeriali, rimanendo ahimè, soltanto enunciazioni.
Dalla L. 152 del 31/12/1962 che all’Art. 1 recita “La scuola media……………………….e favorisce l’orientamento dei giovani ai fini della scelta dell’attività successiva”, alle Note, Direttive, Decreti e altre Leggi, di orientamento si è sempre parlato.
Ma cosa è che secondo me non ha funzionato e non funzionerà:
- Il poco peso dato a questo argomento che assieme al Lifelong Learning, assume un significato importante per tutto l’arco della vita
- Il tempo da dedicare (30 ore sono poche) che il corpo docente dedicato può mettere a disposizione dei ragazzi
- Una formazione dei docenti dedicati al ruolo di orientatori, che sia veramente adeguata ad una figura di orientatore
L’orientamento a scuola può aiutare davvero nella lotta alla dispersione scolastica e per combattere l’insuccesso scolastico.
Un ragazzo/a orientato sceglierà una scuola che gli/le piace, quindi frequenterà e darà il meglio di se.
Per raggiungere questi risultati l’orientamento non può essere sincronico (svolto negli ultimi periodi scolastici) ma diacronico (svolto durante tutto il percorso scolastico).
Perché l’orientamento possa essere diacronico è necessario che la didattica sia orientativa e modulare.
Cosa significa?
Significa che gli strumenti didattici acquisiscono la funzione di modulare le materie insegnate e l’insegnamento.
Assistiamo, oggi, alla spiegazione del libro di testo e alla sua ripetizione e/o assimilazione di concetti, cosa ha questo di orientativo?
La didattica modulare è orientativa perché si allinea alla tecnologia digitale: da un argomento puoi passare ad un altro adiacente, puoi tornare indietro, puoi tornare di nuovo avanti, puoi arricchire di sapere l’argomento che stai trattando, allargando gli spazi, gli orizzonti, i contenuti, puoi tornare di nuovo avanti.
Dallo studio della geografia puoi andare a vedere come una città è nata, si è formata, quali fattori storici l’hanno cambiata, come la storia l’ha attraversata; dallo studio della matematica puoi andare a vedere tutte le sue applicazioni, nelle costruzioni, nella fisica, etc. .
E’ attraverso la didattica modulare a mio avviso che il ragazzo apprende nuovi orizzonti, scopre nuove frontiere, e perché no nuovi lavori.
Ma la didattica modulare e dell’orientamento dovrebbe essere legata all’orientamento specialistico in campo scolastico.
La didattica modulare non può, da sola, risolvere i problemi legati all’orientamento, anche in presenza di essa i/le ragazzi/e saranno sempre, in ultima istanza, chiamati ad elaborare una scelta, e questa scelta richiede consapevolezza.
La consapevolezza ritengo sia la base necessaria per compiere scelte sia lavorative che di studio, sapere chi sono, conoscere il mondo del lavoro, quali lavori e sotto lavori (pensiamo agli indotti) posso esplorare, quali sono le mie attitudini, e perché no, quali capacità e competenze ho per fare la mia scelta.
Ecco perché all’inizio del mio scritto giudico le 30 ore, decretate dal Ministro dell’Istruzione, insufficienti per aiutare a compiere una scelta.
Ritengo che una didattica modulare e dell’orientamento possa veramente aiutare i ragazzi ad orientarsi, perché avranno a disposizione le informazioni necessarie per capire cosa ruota intorno a loro, ma non è abbastanza.
Ritengo anche che il lavoro di orientatori professionisti al fianco dei/lle ragazzi/e che devono compire la scelta sia di vitale importanza nella chiarificazione del percorso da compiere, e nell’acquisire consapevolezza dei propri mezzi e delle proprie aspirazioni.
Quindi non sarebbe del tutto sbagliato se la scuola ripensasse alla struttura della didattica che apra una riflessione verso il mondo esterno, e allo stesso tempo dedicasse molto più spazio a professionisti competenti che sappiano guidare i ragazzi ad una riflessione sulle scelte da compiere.
Ringrazio Silvia Galasso e Lorenza Moscarella che mi hanno dato lo spunto.
